Outsourcing o insourcing e competenze linguistiche: qual è la strategia migliore per la tua azienda?

outsourcing o insourcing

Con lo sviluppo della globalizzazione si sono aperte molte strade e possibilità diverse per ogni azienda, di qualsiasi tipo. Innanzi tutto, hanno iniziato ad avere la necessità di digitalizzarsi, e quindi anche di inserire in azienda le rispettive e obbligatorie competenze per sfruttare lo sviluppo tecnologico al meglio. Per seconda cosa, ancora più importante, hanno conosciuto il bisogno di apprendere nuove lingue, per la necessità di riuscire a dialogare con i più differenti clienti e fornitori internazionali.

Non è un caso se nei Curriculum degli ultimi anni la sezione delle competenze linguistiche è stata considerata sempre più importante. Conoscere le lingue straniere non è più un vantaggio, ma un requisito fondamentale. Le aziende, quindi, possono decidere di assumere un esperto linguista o una figura dedicata interamente a questo aspetto, oppure trovare qualcuno di esterno che possa svolgere un compito, un progetto, un lavoro

Ma come scegliere il modello più adatto per la nostra organizzazione? Tutto dipende dalle nostre esigenze, perciò è bene valutare fin da subito tutte le variabili per trovare la soluzione più adatta. Cerchiamo di fare chiarezza, quindi, su questo tema tanto complesso quanto attuale.

Outsourcing e insourcing

outsourcing o insourcing

I due termini inglesi sono chiaramente composti da “out” e “in” davanti a “sourcing”.

“Outsourcing”, perciò, potrebbe essere tradotto come “ricevere da fuori”, “approvvigionamento esterno”, o anche “esternalizzazione”. In ambito aziendale, è il processo di assunzione di un’organizzazione esterna alla società per completare certe attività, parti dei propri processi produttivi o di supporto. Di solito questo succede perché si ha bisogno di capacità o di esperienza più sviluppate, o risorse di altre aziende per servizi o prodotti. Risparmiare denaro sui costi è in genere la motivazione per l’outsourcing, e a volte le aziende esternalizzano le operazioni a società al di fuori del paese.

 È una strategia che può comprendere singole mansioni, compiti che riguardano più aree, o anche processi aziendali completi.

Dall’altra parte abbiamo l’insourcing, ovvero l’assegnazione di un compito o di un progetto a una parte all’interno dell’azienda (a una persona o a un dipartimento), invece di assumere una società esterna. Questa scelta dipende dalla disponibilità di competenze adeguate all’interno dell’organizzazione, e si utilizzano le risorse sviluppate per eseguire attività o per raggiungere un obiettivo. Solitamente pone nuove operazioni e processi all’interno dell’organizzazione e, per tale motivo, l’insourcing può essere più costoso per l’azienda.

Ma quindi quale opzione garantisce i migliori risultati? Qual è la più conveniente?

Quali sono i vantaggi

Adesso andiamo nel concreto, parlando in generale dei reali vantaggi e svantaggi di ognuna delle due opzioni per la nostra azienda.

Come già anticipato in precedenza, le aziende esterne hanno un alto grado di specializzazione nei rispettivi servizi, permettendo loro di lavorare a costi ridotti e rendendo i propri servizi economicamente vantaggiosi.

Oltre a risparmiare, però, chi utilizza l’outsourcing sa che può trarre altri numerosi vantaggi. Ad esempio, migliorare l’efficienza della propria organizzazione: in questo modo, infatti, l’azienda può concentrarsi sugli aspetti chiave del business e sulle loro competenze per lavorare in modo più efficiente.

Spesso, poi, si decide di prendere questa scelta poiché manca il know-how, ovvero in mancanza di personale qualificato, dotato di conoscenze specifiche, così da evitare di assumere nuovi specialisti.

E gli svantaggi? Ce ne sono, purtroppo: come in ogni cosa, bisogna valutare i pro e i contro. Le organizzazioni che utilizzano l’outsourcing per un servizio, per esempio, hanno un controllo minimo sui metodi dell’organizzazione esterna assunta.

Ora passiamo, invece, ai vantaggi dell’insourcing, ideale per le aziende che desiderano mantenere il controllo sull’attività o sul progetto: i dipendenti della società gestiranno il lavoro, e sarà molto più semplice monitorarli e avere un controllo totale su tutti i processi. I dipendenti, inoltre, hanno familiarità con il modo in cui funziona l’azienda e i suoi obiettivi. Il team è composto da persone fidate e selezionate, che lavorano ogni giorno per il successo del brand e dei suoi clienti.

I contro, invece, rappresentano sicuramente i costi e la difficoltà nel reperire talenti e personale adatto per una task specifica.

Varie forme di outsourcing

L’esternalizzazione è un’attività che è diventata molto popolare negli ultimi tempi.

Settori come le telecomunicazioni, i viaggi, i trasporti, i media e la vendita al dettaglio spesso utilizzano questo processo. L’outsourcing è diventato popolare proprio per la vastità di modalità e contesti in cui si può applicare. Anche grazie alla connessione del mondo di oggi, affidare una parte dei processi lavorativi a un’azienda o a un fornitore di servizi all’estero è un’opzione spesso molto allettante, ed è per questo che le competenze linguistiche giocano un ruolo fondamentale. Le barriere linguistiche non possono essere un problema: l’inglese fluente è uno dei prerequisiti più importanti per l’outsourcing all’estero.

importanza dell’outsourcing

Per poter raggiungere il successo nel mercato, le aziende di piccole, medie o grandi dimensioni prestano sempre più attenzione allo sviluppo delle competenze linguistiche dei dipendenti. Nonostante le numerose esperienze e capacità acquisite, avvengono molti fraintendimenti comunicativi derivanti da errori di traduzione che spesso possono rivelarsi fatali. La comunicazione e il servizio in generale può essere influenzato negativamente da una persona che non parla fluentemente una lingua straniera. Un dipendente bilingue, poi, è maggiormente sensibile alle differenze culturali, creando la sinergia perfetta tra competenze tecniche e comunicative.

Poter contare su un esperto linguistico è fondamentale per l’internazionalizzazione dell’azienda e non solo: in certi casi la buona riuscita di alcuni progetti dipendono in modo diretto proprio dalla presenza di un esperto linguista. In questo caso, quindi, bisognerà valutare se ingaggiarne uno dall’esterno dell’azienda, se il personale aziendale non presenta le necessarie skill.

Per garantire e ottimizzare la comunicazione interlinguistica e interculturale, il professionista deve possedere competenze linguistiche specifiche oppure essere madrelingua (o avere un livello vicino), capacità di ascolto attivo e capacità di distinguere i diversi registri.

Riassumendo: differenze principali

La decisione se un compito o un progetto dovrebbe essere affrontato in   insourcing o outsourcing dipende principalmente dalla disponibilità di competenze adeguate all’interno dell’organizzazione. Avere un esperto al interno della propria azienda in competenze linguistiche, comunque, è sicuramente un must per un’azienda internazionale.

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