Imparare una lingua straniera, con un sistema fonologico (grafema/fonema) diverso da quello della lingua madre, è un compito più difficile per coloro che presentano Disturbi Specifici dell’Apprendimento o D.S.A. (in particolare dislessia, disgrafia, disortografia). Tuttavia bisogna sfatare il pregiudizio che una persona con tali disturbi non sia in grado di apprendere una lingua straniera. Quello che serve è un differente approccio dell’insegnante nei confronti dei bisogni e necessità dell’allievo.
Ciascuno di noi ha un proprio canale di apprendimento, che privilegia nel corso dell’esperienza, perciò, dal momento che le modalità di apprendimento sono multiple, si dovrà privilegiare quelle più idonee alle capacità e competenze cognitive dello studente; con l’abbandono dei modi tradizionali che ruotano intorno alla scrittura (modello visivo-grafico) e adottando sistemi che consentano di fare spazio ad altri canali sensoriali. A tale proposito si ricordi il modello V.A.K. – Visual, Auditory, Kinesthetic: il canale visivo-spaziale (con immagini e disegni), il canale uditivo (parole, musica, suoni) e il canale cinestetico (movimento e simulazione).
Questo approccio metodologico-didattico per rendere l’apprendimento di una lingua più efficace nei casi di D.S.A., utilizzerà tecniche di linguaggio teatrale di tipo comunicativo, interattivo, anziché analitico-strutturale o scritto. Si tratta di tecniche che favoriscono il canale comunicativo e agevolano sia la comprensione che l’espressione orale; il tutto per mezzo di simulazioni di vita reale, modalità mimiche, flash cards, schede, poster, copioni, multi-sensorialità, multi-linguaggi (verbale, non verbale, prossemico, musicale) ecc. Un modello di questo tipo, permette l’apprendimento della lingua straniera attraverso un’esperienza educativa relazionale, attiva, concreta e per certi versi anche ludica.
A cura di Ieris Astolfi

